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Come tubetti di maionese

Il parto naturale è un’esperienza caotica, disordinata. Non ce n’è uno uguale a un altro. Poi magari qualcosa va storto e ci scappa la denuncia. Ora basta, ci vuole una procedura standard uguale per tutte.

Ci pensa il disegno di legge dei senatori Paola Binetti e Aldo Di Biagio, presentato alla stampa qualche giorno fa, che detta nuove regole per la sicurezza di mamme e bambini e la tutela legale del personale sanitario: posizione litotomica, monitoraggio continuo, registrazione automatica dei parametri vitali materni e fetali, guida ecografica della fase espulsiva e cintura gonfiabile, un dispositivo che si applica sull’addome materno all’inizio della fase espulsiva e si gonfia a ogni contrazione, esercitando una pressione controllata sul fondo dell’utero per favorire la discesa del nascituro.

“Strizzate come tubetti di maionese” è l’efficacissima metafora coniata su Facebook da Giovanna Masi per descrivere un approccio che ignora bellamente le raccomandazioni dell’OMS sul rispetto della fisiologia della nascita e che, in rete, ha scatenato un putiferio di critiche da parte di ostetriche e ginecologi. Disappunto per il disegno di legge, scritto senza interpellare gli operatori del settore, è stato espresso dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, dall’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani, dall’Associazione Ginecologi Universitari Italiani e dalla Federazione dei Collegi delle Ostetriche.

Si legge nel testo del disegno che “purtroppo ad oggi il parto naturale, in particolare la fase espulsiva, non ha concreti standard di sicurezza, protocolli e linee guida”.
“Ma l’ostetrica e il medico non sono meri esecutori di protocolli e linee guida”, osserva Paolo Scollo, presidente della Sigo. “Operano in scienza e coscienza, mettendo a frutto la propria competenza ed esperienza nel contesto specifico. Non si può trattare allo stesso modo il parto in cui tutto va bene e quello in cui emerge qualche problema. E se tutto avviene secondo fisiologia, il monitoraggio continuo e la guida ecografica sono superflui e non c’è bisogno di esercitare pressione sul fondo dell’utero”.

Torniamo alla cintura gonfiabile, vera protagonista del disegno di legge. Secondo i suoi promotori consentirebbe di ridurre le complicanze materne e neonatali, il ricorso al cesareo e alla manovra di Kristeller. “Ma fino ad oggi sono stati condotti solo tre studi in tutto il mondo per valutare la sua efficacia”, dice Scollo. “Un po’ poco per adottarla come tecnologia standard per tutti i parti vaginali in Italia”.
L’impressione che si ricava leggendo la descrizione del dispositivo sul sito dell’azienda che lo distribuisce è che la sua funzione principale sia di automatizzare la fase espulsiva e registrare tutti i dati della procedura ad uso legale, per la prevenzione di denunce e richieste di risarcimento.

L’Italia è uno dei Paesi più sicuri al mondo dove dare alla luce un bimbo. Non mancano certo le ombre: la percentuale di cesarei fuori misura indica tra l’altro insoddisfazione e insicurezza da parte delle donne che si apprestano a partorire. A questa insicurezza la sanità dovrebbe rispondere con una maggiore attenzione all’informazione, con più rispetto per le esigenze e le preferenze personali di ogni partoriente. Non occorre di certo alzare il tiro della medicalizzazione innecessaria.
E piuttosto che introdurre una “macchina strizza tubetti” che riproduce la manovra di Kristeller, una pratica la cui pericolosità e inutilità è stata evidenziata da tanti studi, sarebbe il caso di discutere su quanto spesso la manovra venga ancora indebitamente impiegata negli ospedali Italiani. Di questo proverò a parlare in un altro post.